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azienda agricola

ROCCA GIOVANNI

Località San Giuseppe 43/A,
Monforte d'Alba (CN) 12065, Piemonte, Italia
Tel/Fax: +39 0173 78504
info@roccagiovanni.it

Denominazioni

 

LE DENOMINAZIONI

Barolo Docg

È il grande vino italiano per eccellenza, ottenuto da uve Nebbiolo in purezza. Nasce nel cuore delle colline di Langa, a pochi chilometri a sud della città di Alba, nel territorio di 11 Comuni che si inseguono in un suggestivo itinerario di colline, cesellate dalla mano esperta dell’uomo e sorvegliate da imponenti castelli medioevali, fra cui proprio quello di Barolo, che ha dato il nome al vino oggi celebre in tutto il mondo.

Sono Comuni centrali della zona del Barolo anche La Morra, Monforte, Serralunga d’Alba (con il Castello militare che svetta tra le colline), Castiglio Falletto (la torre rotonda fa parte di un maniero ancora di proprietà privata), Novello, Grinzane Cavour. Verduno, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi (con il castello in ristrutturazione) sono invece interessati solo con porzioni dei loro territori. Grazie alla caparbietà di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo, si cominciò a produrre, a metà dell’Ottocento, un vino eccezionalmente ricco e armonioso, destinato a diventare l’ambasciatore del Piemonte dei Savoia nelle corti di tutta Europa.

Assieme al Barbaresco ha percorso tutti i momenti di valorizzazione del XX secolo partendo dalla associazione “Pro-Barolo” fino alla fondazione del Consorzio poi l’ottenimento della Doc e della Docg fino all’avvio del Piano Controlli per la Certificazione richiesta dall’Unione Europea nel 2005. L’ultimo importante lavoro a favore del Barolo è stata la delimitazione e l’ufficializzazione nel Disciplinare delle Menzioni Geografiche Aggiuntive avvenuto nel 2009, così come per il Barbaresco era successo un paio d’anni prima.

Il principio è quello già enunciato e non comporta ancora una “lettura” del prestigio dei “Cru” (lasciata ad altri momenti) ma norma gli innumerevoli nomi di località utilizzati in etichetta. Con l’aiuto fondamentale dei Comuni il Consorzio ha superato le tante situazioni di incertezza e contenzioso mettendo una pietra miliare per eventuali future evoluzioni. A rendere importante il Barolo era ed è la sua struttura che esprime un bouquet complesso e avvolgente, in grado di svilupparsi nel tempo senza perdere le sue affascinanti caratteristiche organolettiche.

Dallo stretto legame fra le caratteristiche intrinseche del vino e i gusti nobiliari del XIX secolo è nato il detto “il re dei vini, il vino dei re”. Ha colore granato pieno e intenso, profumo al contempo fruttato e speziato; sia al naso, sia in bocca ricorda i piccoli frutti rossi, le ciliegie sotto spirito e la confettura, ma regala anche suggestioni di rosa e viola appassita, cannella e pepe, noce moscata, vaniglia e talvolta liquirizia, cacao, tabacco e cuoio.Deve invecchiare almeno tre anni, di cui uno e mezzo in legno di rovere, e solo dopo cinque può fregiarsi della “Riserva”.

Come per il Barbaresco ne troviamo di più tradizionali e altri più internazionali con diverso uso del legno piccolo. Attualmente le diversità tendono ad affievolirsi con produzioni che ruotano intorno ad un equilibrio sobrio. Le lievi differenze fanno comunque dei vini Barolo un concerto di voci di altissimo livello. Già piacevole dopo 4-6 anni arriva al culmine dopo 10 anni di invecchiamento e resta ottimo anche dopo 20 o più anni. Ovviamente dipende dall’annata che può essere perfetta ma anche sfortunata come il famoso 1977 in cui si decise di non produrre Barolo o il 2002 quando le piogge e le grandinate misero a dura prova l’esperienza degli enologi.

Per degustare il Barolo nella sua terra ci sono molte possibilità; la “Strada del Barolo” tocca diversi produttori ma ci sono anche le Botteghe Comunali di Serralunga, Diano d’Alba, Castiglion Falletto la Cantina Comunale di La Morra, l’Enoteca di Grinzane Cavour (da cui si gode un panorama centrale della zona) e l’Enoteca di Barolo dove sta decollando un Museo del Vino di grande valore. Altri punti, anche privati, si trovano in tutti i Comuni e va crescendo la disponibilità delle aziende ad accogliere i visitatori. Per questo è stato creato il servizio Piemonte On Wine di cui riferiamo nell’apposito capitolo delle Reti Locali.


* È consentita l'aromatizzazione secondo le norme di legge per ottenere la denominazione Barolo Chinato a patto che venga utilizzata come base il vino Barolo senza aggiunta di mosti o vini aventi diritto a tale denominazione.

* È possibile aggiungere la menzione geografica aggiuntiva (sottozona) purché compresa nel disciplinare; aggiungendo oltre alla sottozona anche la menzione vigna la resa ad ettaro si riduce a 7200 Kg e il titolo alcol.volum.min naturale aumenta di 0,5%.

 

Barbera d'Alba Doc

Oggi la Barbera d’Alba è un vino di prestigio, ricco di colori che si richiamano in genere al rubino purpureo, proprio quello degli abiti cardinalizi; il profumo è ampio e composito, con note fruttate che ricordano la mora, la ciliegia, la fragola e la confettura di frutti rossi e sentori speziati che richiamano la cannella, la vaniglia, il pepe verde.

Il sapore, pieno e corposo, attenua la caratteristica di acidità tipica del vitigno. Si utilizzano con successo legni piccoli adatti al tipo di vino, proprio perché anch’essi smorzano l’acidità che - va precisato - resta fondamentale per l’equilibrio di gusto del prodotto e per una buona, piacevole bevibilità e digeribilità.

 

Dolcetto d'Alba Doc

Tra tutte le denominazioni Dolcetto, che in Piemonte sono ormai tredici, quella di Alba è la più conosciuta e la più consistente in termini di bottiglie prodotte ogni anno. A tavola il Dolcetto d’Alba ribadisce i caratteri della fragranza e della gioventù un colore rubino e violetto, un profumo fresco e decisamente fruttato, un sapore totalmente secco, pieno e armonico che si completa in un piacevole retrogusto di mandorla amara.

Il Consorzio ha avviato un lavoro di zonazione per valorizzare aree diverse particolarmente prestigiose che negli ultimi anni stanno avendo successo sulle etichette delle principali aziende. Si divide comunque in due fasce principali che sono i territori verso la zona del Barolo e quelli che partono da Alba per salire verso la Valle Belbo dove la struttura geologica origina Dolcetti più fini e leggeri.

In Alta langa si arriva a Cortemilia dove il Dolcetto colonizzava un tempo i terrazzamenti in pietra e dove alcuni vigneti rimasti si sono organizzati in un Dolcetto dei Terrazzamenti che si è dato una propria Associazione. È un vino apprezzato soprattutto nell’Italia del Nord-Ovest dove se ne consuma l’80% ma meriterebbe più estese fortune rese difficili dal nome (che comporta a volte fraintendimenti) e dall’appartenere ad una tipologia che ha parecchi concorrenti sui mercati internazionali.

 

Nebbiolo d'Alba Doc

Il Nebbiolo è una delle varietà di vite che accomuna le sorti produttive delle colline alla destra e alla sinistra del fiume Tanaro e il Nebbiolo d’Alba è l’esempio tangibile di questa comune vocazione alla qualità la sua zona di origine, infatti, si estende sul territorio di 25 Comuni situati su entrambe le sponde.

Il Nebbiolo d’Alba è un vino rosso in purezza di monovitigno. Esprime toni importanti è capace di resistere al tempo e di posizionarsi positivamente tra gli altri grandi figli del vitigno Nebbiolo. Si esprime al meglio dopo alcuni anni e questo dipende dai terreni in cui è nato. Il colore è rosso rubino poi granato, il profumo unisce i sentori fruttati del lampone, del geranio e della fragolina selvatica a quelli eterei e speziati della cannella e della vaniglia, il sapore, totalmente secco, si avvale di una struttura notevole, dove alcol, acidità ed estratto creano sensazioni di armonia ed eleganza.

 

Langhe Doc

Il Langhe è una denominazione di tipo territoriale e trae la sua giustificazione da quella saggia pratica tradizionale che porta i viticoltori di Langa e Roero a selezionare nel vigneto la produzione a seconda della qualità dell’uva. Da sempre, infatti, un vigneto di Nebbiolo atto a produrre Barolo, Barbaresco, Roero e Nebbiolo d’Alba, ad esempio, viene vendemmiato separando le uve destinate a produrre questi vini da quelle utilizzate per vinificare Langhe Nebbiolo.

Grazie alla sua elevata qualità il Langhe, da denominazione di ricaduta, ha saputo ritagliarsi, nel corso degli anni, degli spazi molto importanti nel mercato mondiale. Il Langhe, inoltre, ha dato modo ai vini prodotti con uve autoctone come Favorita e Freisa e con uve internazionali come Chardonnay e Cabernet (se è passata modifica di Disciplinare Langhe) di fregiarsi di una denominazione di origine.

Nell’ambito della doc Langhe meritano una segnalazione particolare i due vini che non portano la menzione di vitigno, vale a dire il Langhe bianco e il Langhe rosso, i quali possono essere prodotti con la vinificazione in purezza o in assemblaggio di tutti i vitigni coltivati nella zona di produzione. Questa possibilità ha stimolato la fantasia dei produttori, che con i cosiddetti “vini aziendali” hanno saputo creare nuove opportunità commerciali.

La Denominazione Langhe riassume a pieno la vocazione vitivinicola del territorio che rappresenta, estremamente vario e dinamico, ed è per questo che al suo interno troviamo diversi vitigni e molte tipologie di vini. Langhe è un territorio che al suo interno possiede una varietà di suoli non comune in nessun altro areale viticolo Italiano e forse del mondo. Il numero elevato di vitigni coltivati trova giustificazione nel complesso panorama pedo-climatico delle Langhe, dove abbiamo suoli marnosi, calcarei, sabbiosi ed argillosi, a volte miscelati tra loro in maniera unica. La DOC Langhe nasce nel 1994 con l’intento di unire il territorio.


* È possibile indicare oltre al vitigno anche la menzione "Vigna" seguita dal toponimo, purché le uve provengano totalmente dal medesimo vigneto e la produzione massima di uva per ettaro non superi gli 8000 Kg.

 

 

(fonte: Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero - www.langhevini.it)

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